Cosmopolitan.

Andrea • Italy • Torino•

cassandrablogger

MERAVIGLIA.

(via scarlett-hummingbird)

Sublime

(via distruggiamociinsieme)

stupenda

(via disconessadalmondo)

Non smetterò mai di rebloggarlo, è meraviglioso.

(via thedevilinsidemyself)

Lacrime.

(via fakesmileever)

(via cassandrablogger)

"Bene, ragazzi. Per il prossimo spettacolo avrò bisogno di un personaggio che muore, nello specifico avrò bisogno di un personaggio che muore di una morte lenta e dolorosa. Chi si propone?"

Tutti rimasero muti.

"Okay. Facciamo una cosa: raccontatemi della vostra morte. Perché, almeno una volta nella vita, tutti siamo morti."
Disse il vecchio insegnante di recitazione ai suoi giovani allievi.
“Cosa significa? Io sono ancora vivo, cioè, la mia anima risiede ancora in un corpo. Lo sento, lo vedo.”
Domandò un ragazzo, stranito.
“Ragazzo mio, parlavo di una morte peggiore. Parlavo della morte dei sentimenti, delle idee, delle ambizioni, dei sogni. Parlavo della morte interiore.”
Gli allievi tirarono un sospiro, tra confusione mista a curiosità.
“E mica una sola volta nella vita” intervenne una ragazza.
“Quanti anni hai?”
Chiese lui.
“Sedici, maestro. Ho sedici anni.”
“E tu vuoi farmi credere che in sedici anni sei morta più di una volta? Parlacene, se ti fa sentire meglio. Puoi anche mascherare le tue brutte esperienze, eh, in fondo siamo in una scuola di recitazione, poco importa che le cose siano vere: qui importa - essenzialmente -che sembrino vere.”
La giovane si guardò in giro, impaurita. Poi seguì il consiglio del suo mentore: divenne improvvisamente diffidente, fredda, assunse un’espressione annoiata, immobile.
Improvvisamente, la maschera della finzione che sembra vera si attaccò perfettamente al suo volto, senza lasciare spazi di pelle vuoti.
“Sono morta a sette anni, quando vidi mio padre dare uno schiaffo alla mia mamma. E insieme a me, morì anche la mia idea di famiglia. Poi sono morta a dodici anni, quando la mia migliore amica mi tradì. E insieme a me, morì anche la mia idea di amicizia. L’ultima morte è stata quella più brutale: perché è morta la mia idea di sogno. Il motivo non mi va di spiegarlo. Non qui, non adesso.”
Qualcuno, in quella sala, versò delle lacrime. Qualcun altro si schiarì la voce.
“Dì, vuoi raccontarci qualcosa anche tu, caro?”
“Sì, maestro. Io sono morto quando la mia ragazza mi disse che era lesbica. E insieme a me morì anche l’idea di scoparmela.”
Ci fu una risata generale, e un vaffanculo da parte di alcune ragazzine in lacrime.
“Io invece” disse un altro “sono morto il mese scorso, e solo da un paio di giorni sono rinato. Ho avuto fortissimi mal di testa, che duravano dalla mattina, appena sveglio, alla sera, quando appoggiavo la mia scatola cranica sul cuscino. Io durante quel mese non ho vissuto neanche per un secondo, credetemi. Non riuscivo più a concentrarmi, a studiare, a leggere un libro, ad allenarmi, a guardare la tv. Non riuscivo più a fare un cazzo. Ero diventato la sede più sicura del dolore, e non potevo pensare ad altro se non al mio malessere.”
Stavolta si videro scendere lacrime anche dagli occhi dei più cinici.
“Io sono morta quando quel presunto dio se la prese con mia nonna” enunciò un’altra.
“Lei non meritava di perdere i suoi ricordi più belli, non meritava di non ricordarsi più neanche il mio nome. E insieme a me, morì anche la mia fede, il mio credo, la mia speranza in un mondo giusto.” continuò.

Si dice che entro le successive 3 ore che seguono la morte fisica, l’organismo umano entri in contatto con il cosiddetto “rigor mortis”: un momento in cui tutti i muscoli del corpo si contraggono e si irrigidiscono, arrivando a pesare più del normale.
Ecco, chissà se il peso provocato dal “rigor mortis” mentale, sia sostenibile di più, o di meno.
“Perfetto, ragazzi. Ora ve lo voglio riproporre. Chi se la sente di interpretare il personaggio che muore fisicamente, di una morte lenta e dolorosa?”

Tutti alzarono la mano.

Non buttiamoci giù, Nick Hornby (via lapartetristedime)

(via bluewingslikesea)

E ci sono altri modi per morire, senza suicidarsi. Si può lasciar morire delle parti di noi.
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